roger and me grandeRegia: Michael Moore. Sceneggiatura: Michael Moore. Fotografia: Christopher Beaver, John Prusak, Kevin Rafferty, Bruce Schemer. Suono: Judy Irving. Montaggio: Jennifer Beman. Interpreti: Gli abitanti della città di Flint, Pat Boone, Roger Smith, Michael Moore. Produzione: Michael Moore per “Dog Eat Dog”. Distribuzione: Warner Bros. Durata: 90 minuti. Origine: USA, 1989. 

 

La cittadina di Flint viene letteralmente sconvolta dalla chiusura di una delle fabbriche della General Motors, nella quale lavorano gran parte degli abitanti. La disoccupazione provocata dalle strategie economiche della GM non preoccupa Roger Smith, capo della società. Michael Moore costruisce il suo film - a metà strada fra inchiesta giornalistica, documentario e fiction - sul filo del pedinamento, nel tentativo di giungere all’impossibile Roger per chiedergli il perché di ciò che ha fatto. Alle immagini della città e dei suoi abitanti (fra i quali, il vicesceriffo incaricato di eseguire gli sfratti), si alternano quelle delle inutili manovre politiche effettuate per salvare Flint e, soprattutto, quelle di Michael Moore che, con la sua troupe non è riuscito ad intervistare Roger.


A Flint, florida cittadina industriale del Michigan e centro produttivo della General Motors, nel 1987 Roger Smith, l’Agnelli della G.M., decide di chiudere la fabbrica di automobili che dà lavoro a 30.000 operai (e Flint ha 150.000 abitanti), e di trasferire i suoi stabilimenti in Messico dove il costo del lavoro è quasi nullo. Non c’è però rivolta operaia, l’ultimo sciopero è addirittura del 1970, le lotte operaie degli anni ‘30 fanno parte ormai solo della leggenda. Niente rivolta e molta rassegnazione. Molti giovani abbandonano la città, migliaia di famiglie senza più salario vengono sfrattate. Il sogno americano delle grandi possibilità per tutti, si rovescia nel suo esatto contrario. Michael Moore, nativo di Flint, classe 1954, è figlio di un operaio della General Motors, ma come spesso accade rifugge dal lavoro in fabbrica e prima fonda un giornale cittadino sinistroide, specializzandosi in inchieste provocatorie,  poi si trasferisce a San Francisco e diventa redattore di “Mother Jones” giornale che però lo licenzierà dopo poco. Allora ritorna a Flint e scopre che la città dov’era cresciuto è totalmente cambiata. Sfratti, criminalità, miseria, sono le conseguenze della chiusura della fabbrica della G.M.
L’idea di partenza è quella di fare un’intervista filmata a Roger Smith, ma l’impossibilità per Moore e la sua troupe di realizzare questo incontro trasforma il film in una sorta di ossessivo duello. Da un lato Roger Smith, il responsabile dei licenziamenti, con i suoi gorilla, i poliziotti privati e dirigenti vari attorno a fargli da scudo; dall’altro Michael Moore con la sua corpulenta presenza e la serafica testardaggine con cui continuamente cerca di ottenere l’intervista e chiede spiegazioni. Tra loro gli abitanti della città di Flint che cercano in qualche modo di sopravvivere.
Il film costa a Moore in tutto 250.000 dollari, la Warner ne acquista i diritti e Roger & Me diventa un vero hit commerciale incassando ben 7 milioni di dollari (e ricordiamo che si tratta di un documentario). Insomma un vero e proprio “caso”, un successo ottenuto sì per la pazienza e testardaggine del regista, ma soprattutto per le capacità tecniche e creative messe in gioco. Esplicitamente arrabbiato, sanamente fazioso, irresistibilmente umoristico, è un viaggio attraverso la faccia nascosta, occultata e buia degli Stati Uniti e del capitalismo trionfante, un viaggio che diverte e non annoia mai.
                                                                                                              

                                                                                                                                    Fonti: Cineforum n° 295; il Morandini, Zanichelli